L’adolescenza un tempo era considerata la “Cenerentola” della psicoanalisi (A. Freud, 1957), oggigiorno sembra invece polarizzare incredibilmente non solo più l’attenzione delle scienze e tecniche psicologiche. Consci dell’importanza che la “parola” riveste in ambito psicologico, il proposito del presente articolo è partire proprio dalla parola “adolescenza” e cercare di capire cosa venga associato ad essa

Se si prova a fare una ricerca sull’etimologia del termine, emerge che tale parola proviene dal latino “adolescere” che significa “crescere”; difatti con “adolescenza” si intende quella fase di sviluppo, al cui termine si approda allo stato di “adultus”. Proseguendo la ricerca in qualche manuale di psicologia del ciclo di vita, si troverebbe inoltre che tale termine designa quella fase che si avvia con la pubertà in occasione delle prime trasformazioni biologiche e psicologiche per poi arrivare ad un’età semi-adulta contraddistinta dal distacco del giovane dalla famiglia e dal suo ingresso nel mondo del lavoro. Per meglio demarcarne i confini si potrebbe aggiungere che l’inizio dell’adolescenza è marcato quindi da un indice biologico, il succitato sviluppo puberale, mentre la sua conclusione dipende maggiormente da criteri di ordine sociale come ad esempio, un atteggiamento autonomo e responsabile verso la società, che più specificatamente è attestato da: l’uscita dal mondo scolastico-formativo, l’introduzione nel mondo lavorativo, il raggiungimento dell’indipendenza economica e la creazione di una propria famiglia con il relativo approdo al ruolo genitoriale (Fonzi, 2001; Maggiolini, Pietropolli Charmet, 2004).

Ma oggigiorno i confini sono così netti?

Se ci si sofferma su quanto appena affermato rispetto al limite che sancisce il termine dell’adolescenza, viene subito in mente, senza consultare dati Istat, come già questo confine sia sfumato alla luce del fenomeno dell’ adolescenza prolungata”, in base al quale tale fase ed i suoi compiti specifici – il processo di separazione dal mondo infantile, la mentalizzazione della nuova corporeità, la formazione di nuovi ideali e valori parallela all’inserimento nel gruppo dei pari ed infine la nascita sociale dell’individuo con l’assunzione di un ruolo adulto socialmente riconosciuto e di un’identità definita – risultano spalmati nell’arco di maggiore tempo (Maggiolini, Pietropolli Charmet 2004). Preso nota di ciò, si ha già la sensazione che i confini tra l’adolescenza e l’età adulta siano davvero sfumati da molteplici punti di vista. Per di più non si può non osservare come negli ultimi vent’anni molti elementi del mondo adolescente abbiano sempre più invaso il mondo adulto. Basta accedere ai massmedia per notare come innumerevoli spot propongano prodotti che una volta si sarebbe pensato più indicati per gli adolescenti, ma ad oggi si vede tra i loro abituali consumatori una gran parte degli adulti. D’altronde lo stesso mondo adulto sembra perseguire degli ideali di bellezza, prestanza in un’ottica di sfida continua al tempo che scorre, tradendo il grande “bisogno di mostrarsi ed essere visti” tipico del mondo dei social oggigiorno, che sono diventati appannaggio di tutti. Si parla infatti attualmente di una  presunta adolescentizzazione della società odierna, fenomeno che ha fatto sì che si coniasse addirittura il neologismo di adultescente. Tale parola che nasce dalla crasi di “adulto” e “adolescente” ben rende l’idea di come la differenza generazionale si sia appiattita a tal punto, quasi da scomparire in alcuni casi (Ruggiero, 2017).

Ma, aldilà del succitato fenomeno che può destare legittime preoccupazioni, perché ci si orienta spesso verso un’accezione negativa del termine “adolescenza”? 

I processi trasformativi, che contraddistinguono tale fase donandole quella connotazione tumultuosa tanto sostenuta dalla maggior parte della letteratura, vengono spesso associati con le disparate situazioni problematiche che si presentano in questo periodo, quali i disturbi psicosomatici, i disturbi alimentari, l’autolesionismo, l’abuso di alcol e droghe, i comportamenti antisociali, ecc. D’altra parte, il disagio e l’adolescenza vengono difatti sempre accostati nell’immaginario collettivo, e ciò viene ancor più amplificato dai media (Maggiolini, Riva, 1999). Volgendo però uno sguardo al passato si può riconoscere come tale questione rappresenti un aspetto strutturale, addirittura transculturale della condizione adolescenziale: il disagio nelle sue due valenze, di eroica ribellione alla conformità e di sofferenza che segnala il timore di non essere accettati dall’ordine costituito. L’adolescente diviene quindi un vero e proprio “straniero interno”, che ha bisogno di differenziarsi, ma al contempo di essere integrato (Casoni, 2006). E’ in effetti noto l’alone di “stranezza” che permea le subculture giovanili, che rappresentano un panorama vasto e variegato in cui ogni adolescente si avventura alla ricerca di un’identità; è importante per l’adolescente sviluppare una propria cultura che sia rappresentativa del senso di appartenenza alla propria generazione. Affinché tale cultura divenga spendibile per il processo di nascita sociale e assuma quei connotati di innovazione così utili alla società, è comunque decisiva la presenza di adulti collaborativi e competenti, capaci di sostenere l’adolescente e lasciargli al contempo quel grado di libertà indispensabile per una proficua ricerca culturale (Miscioscia, 2004). L’adolescente vive quindi una particolare condizione: non è un bambino, per quanto necessiti di particolari cure e attenzioni, e non è nemmeno adulto, per quanto sia da considerarsi quasi in una posizione paritetica con il suddetto status; proprio tale ambiguità ci ricorda che oltre al disagio ed alle difficoltà vi sono anche risorse. Oggigiorno questo lato dell’adolescenza viene spesso misconosciuto dal mondo adulto, che sembra avere un problema di identificazione-proiezione con il mondo adolescente (Maggiolini, Riva, 1999). Gli adulti finiscono col guardare con invidia l’adolescenza, percepita spesso come un “paradiso perduto”:

“l’adolescenza ha quindi un potere mitopoietico che attira su di sé caratteristiche che talvolta sono distanti dalla realtà di quell’esperienza concreta”.

(Casoni 2006)

Si può supporre infatti che la figura dell’adolescente produca una sorta di effetto di rispecchiamento negativo sulla società adulta, la quale tende a proiettare sulla suddetta figura i suoi problemi in modo disordinato (Casoni 2006).

Quanto appena detto da una parte riporta il pensiero alla succitata confusione tra le generazioni, ma dall’altra induce a riflettere su quanto, ripulita dalle proiezioni del mondo adulto, pur con le sue intrinseche difficoltà, l’adolescenza possa rivelarsi qualcosa di ricco e fertile, addirittura una risorsa. Tornando quindi all’incipit da cui si era partiti, si può osservare come lo stesso termine “adolescenza” sia foriero di numerosi spunti di riflessione, ma tra le diverse associazioni, i diversi derivati e  significati di questo termine, ve ne è uno che sembra importante esplicitare adesso essendo quasi giunti al termine e riguarda il fatto che l’adolescenza possa essere anche uno stato della mente (Novelletto, 2009), aldilà dell’età anagrafica dell’individuo. Con tale concetto si intende però quell’assetto della mente, che seppur contraddistinto da alcuni lati più scomodi già citati, si fa anche portatore di una straordinaria energia che può porsi come una carica eversiva, una spinta innovatrice, in grado di rompere gli schemi, mettere in dubbio l’ordine costituito e permetterci così di scoprire e creare qualcosa di nuovo.

Dott. Francesco Ventrella

BIBLIOGRAFIA

Casoni A. (2006). Adolescenza liquida. Una riflessione e revisione del concetto. International Journal of Psychoanalysis and Education, 1(1, anno 1), pp. 80-113 (versione italiana).

Fonzi A. (Ed.) (2001). Manuale di psicologia dello sviluppo. Firenze: Giunti (Le basi della psicologia).

Freud A. (1957). Adolescenza. In Freud A., Opere, vol. II. Torino: Bollati Boringhieri, 1979.

Maggiolini A., Pietropolli Charmet G. (Eds.) (2004). Manuale di psicologia dell’adolescenza: compiti e conflitti. Milano: Franco Angeli.

Maggiolini A., Riva E. (1999). Adolescenti trasgressivi. Le azioni devianti e le risposte degli adulti. Milano: Franco Angeli (Adolescenza, educazione e affetti).

Miscioscia D. (2004). Cultura giovanile e generazione. In Maggiolini A., Pietropolli Charmet G. (Ed.), Manuale di psicologia dell’adolescenza: compiti e conflitti (pp. 59-72). Milano: Franco Angeli.

Novelletto A. (2009) (Eds. Carbone P., Lucantoni C., Maltese A., Monniello G., Montinari G.). L’adolescente. Una prospettiva psicoanalitica. Roma: Astrolabio-Ubaldini.

Ruggero I. (2017). C’è ancora qualcuno che vuole diventare adulto? La progressiva adolescentizzazione della società adulta. In Rivista di Psicoanalisi, 63 (3): pp. 673-684.

Rate this post