Da quando la Lombardia ha registrato i primi casi di Coronavirus in Italia, con la conseguente formazione delle cosiddette zone rosse (porzioni di territorio dalle quali è vietato uscire per qualsivoglia motivo al fine di prevenire la diffusione del contagio) il nostro paese ha assistito ad un’escalation sempre più rapida di limitazioni e paura, frutto delle difficoltà riscontrate nel contenimento del virus.

Ciò è stato dovuto, oltre all’estrema velocità e facilità di diffusione dello stesso, anche al comportamento di alcuni nostri concittadini che, cedendo al panico, hanno ignorato le misure restrittive imposte così come i suggerimenti delle istituzioni sanitarie, favorendo il contagio. Un ultimo esempio di tale comportamento può essere riscontrato in quei cittadini lombardi che, dimentichi degli appelli provenienti dai governatori delle rispettive regioni di provenienza, hanno preso d’assalto la stazione di Milano centrale nel tentativo (riuscito) di spostarsi nel sud della penisola, con l’intento di fuggire il più lontano possibile dalle zone focolaio e ricongiungersi ai propri cari lontani prima che l’ultimo decreto governativo (8/03/2020) fosse varato ed effettivo.

Lungi dal voler etichettare tale comportamento come puramente frutto di incoscienza, questo articolo intende favorire la comprensione di quei fenomeni gruppali che sottostanno a simili atteggiamenti controproducenti.

Una delle poche certezze che abbiamo nell’affrontare questa situazione è che si tratta di qualcosa di nuovo, sia per le persone che per i governi che la stanno attraversando (eventi come l’epidemia di peste del 1630, di manzoniana memoria, fanno parte certamente della nostra storia in quanto uomini, ma non di quella in quanto individui, e sono vissuti come lontani, estranei, alla stregua della guerra), tanto che, d’accordo con le recenti parole di Galimberti, l’errore dovrebbe essere considerato “normale”, in qualche modo quindi accettabile, anche quando a compierlo sono organi statali e istituzioni sanitarie, preparate forse solo a livello teorico ad affrontare una situazione di pandemia come quella attuale. Purtroppo ciò probabilmente non avviene, poiché la percezione è quella di una fallibilità di quegli organi preposti alla nostra sicurezza e salvaguardia, tale da fomentare quei comportamenti irrazionali che vediamo attuare da molti nostri concittadini e contribuendo, di conseguenza, ad aumentare l’angoscia causata dalla precarietà ed incertezza della situazione.

Già Bion, nei suoi studi sui gruppi, sosteneva l’importanza dello Stato nella gestione di quelle modalità di funzionamento dei gruppi, e degli individui che li compongono, che venivano da lui denominate “assunti di base”. Si tratta di un concetto piuttosto complesso, per il quale Neri individua dei punti salienti utili alla sua comprensione:

  • Sta ad indicare un aspetto universale della vita mentale, cioè la tendenza dell’individuo a combinarsi istantaneamente e involontariamente con un altro (o più altri) per condividere un assunto di base e agire in accordo con esso;
  • Evidenzia che tale tendenza, come qualsivoglia manifestazione connessa all’assunto di base, non dipende dalle motivazioni dell’individuo, bensì da un aspetto della sua mente che risponde automaticamente all’appartenenza ad un gruppo;
  • Ci fornisce la descrizione fenomenologica che accompagna l’aggregazione di diversi singoli in un collettivo e permette di dare un senso a molti dei comportamenti di tale collettivo, da considerarsi come una totalità;
  • Circoscrive e da risalto a quei fenomeni irrazionali ed inconsci a lungo studiati dalla psicoanalisi

Gli “assunti di base” individuati dallo psicoanalista britannico sono tre:

  • Assunto di base di Dipendenza: relativo ad una modalità di funzionamento gruppale che vede i suoi membri sostare in uno stato di attesa, con l’aspettativa che i bisogni verranno soddisfatti da un potere esterno al gruppo. Con questa modalità di funzionamento, il gruppo tende quindi a delegare, attraverso la rinuncia all’esercizio di un diritto o ponendosi passivamente nei confronti di un ente superiore reale (ad esempio, lo Stato) o immaginario (ad esempio attraverso la Fede);
  • Assunto di base di Attacco-Fuga: in questa modalità di funzionamento, il gruppo si organizza utilizzando forme e comportamenti finalizzati ad attaccare e a difendersi;
  • Assunto di base di Accoppiamento: si basa sull’aspettativa che l’unione di due membri del gruppo porti alla nascita di una figura “messianica” grazie alla quale il gruppo potrà uscire dalla situazione di incertezza/difficoltà.

Il prevalere di una di queste modalità di funzionamento all’interno di un gruppo può senz’altro essere indice di una condizione di disturbo, disadattamento o alienazione e, talvolta, può condurre ad agire comportamenti estremi da parte dello stesso. Si pensi ad esempio, nel nostro caso, ai ripetuti attacchi, verbali e fisici, rivolti a cittadini cinesi da quando l’allarme coronavirus ha iniziato a prendere piede (Assunto di base Attacco-Fuga), così come all’isolamento, all’assalto ai supermercati e alla fuga verso zone lontane dai focolai.

In questi frangenti, compito dello psicologo è quello di accogliere l’angoscia degli individui e favorirne l’elaborazione, normalizzando paure (pur lecite) e far si che l’individuo e, di conseguenza, i gruppi a cui esso appartiene, possano ritornare ad essere agenti attivi della propria vita.

Dott. Jacopo Guarino

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