Limitarsi a considerare il coronavirus esclusivamente da un punto di vista medico, corporeo, non ci permette di riflettere sull’impatto che questo fenomeno sta avendo sulla nostra psiche e cosa sta cambiando nel nostro modo di relazionarci con gli altri. Per tale ragione è importante riflettere sulla distinzione tra malattia e paura della malattia (attraverso il contagio).

La malattia è uno stato che modifica il modo in cui guardiamo noi stessi e in cui guardiamo gli altri.

Ci pone davanti ad un corpo sofferente, vulnerabile, fragile. Da un punto di vista psichico mette a rischio l’integrità della nostra immagine corporea (Schilder, 1935).

Come affermava già Freud nel 1928 il corpo svolge quella funzione dell’Io necessaria alla costituzione del senso d’identità «L’Io è innanzitutto un’entità corporea». Un corpo malato mette a rischio questo senso identitario di coerenza interna e, nei casi più gravi, ci pone davanti al rischio estremo di morte fisica e psichica.

Ciò si accompagna nella maggior parte dei casi a vissuti emotivi di tristezza e impotenza, con la sensazione di avere poche risorse e un abbassamento del tono dell’umore. In questa condizione il bisogno di accudimento si amplifica e l’altro viene visto come un possibile sostegno, una figura di protezione in un momento di vulnerabilità e pericolo.

Cosa accade nel caso delle malattie infettive?

In tale stato di sofferenza la malattia è causata da fattori esterni, sono infatti definite infezioni esogene, cioè “generate fuori”. In questi casi quindi l’esterno (il virus o il batterio) è riuscito a superare e invadere i confini corporei, a prendere il sopravvento attaccando il nostro corpo. A questo punto sul versante psichico la persona infetta non solo vive ciò che abbiamo descritto sopra, ma parte della sua identità viene associata internamente ed esternamente al virus stesso, di cui diventa la personificazione concreta. I due tratti salienti che la contraddistinguono diventano pericolosità e contagio, alimentando vissuti prevalenti di angoscia persecutoria (perseguito/sono perseguitato). Se pensiamo alla cinematografia è lo stesso registro su cui si muovono certi film horror che hanno come protagonisti gli zombie.

In questo clima di angoscia coloro che non sono ancora “vittime” del contagio fisico, lo sono del cosiddetto contagio emotivo, quella forma di condivisione emotiva che non viene filtrata dai processi cognitivi, ma si diffonde in maniera immediata e automatica. Il paradosso, nel caso della paura del contagio, è che aumenta la distanza fisica dagli altri, ma diminuisce quella psichica, per cui si condividono stati d’ansia e paura. L’ansia, intesa come paura in assenza di un pericolo, si trasforma quindi in paura dell’altro, possibile veicolo della malattia, del virus e, come abbiamo detto prima, colui che lo impersona.

Per questo motivo in un un’emergenza sanitaria mondiale come il COVID-19 che sta amplificando sentimenti di paura e ansia che, più del virus, stanno “contagiando” l’intero pianeta sarebbe importante intervenire con un supporto psicologico adeguato sia per i pazienti affetti dalla malattia, per gli operatori, sia per chiunque stia vivendo con angoscia questo momento.

Dott.ssa Molly Vinci

COVID-19: Malattia E Paura Del Contagio. Gli Effetti Psicologici
5 (100%) 1 vote[s]