La situazione di emergenza sanitaria nella quale ci si trova attualmente sembra essere divenuta particolarmente frustrante e mai come ora a dicembre 2020, quella che sembra essere una recrudescenza dell’aumento dei contagi ha imposto un ripristino di alcune misure restrittive che,  seppur più modulate di quelle sperimentate durante il lockdown di marzo, ci mettono nuovamente a confronto con una deprivazione relativa.

Si sta appurando con maggior chiarezza quanto effettivamente ci manchino alcune cose di cui prima liberamente si disponeva. Tra queste mancanze se ne potrebbero citare molteplici, a partire dalla possibilità di condividere dei momenti in presenza con le persone non conviventi a noi care fino alla varietà di svaghi ed intrattenimenti cui si era soliti affidarsi per vivere dei momenti di leggerezza. D’altronde non ci si può dimenticare  come la nostra essenza di animali sociali sia fortemente limitata e se inizialmente si era pensato di sopperire con quanto era permesso dalle più moderne innovazioni tecnologiche, nulla riesce a dispensarci dalla mancanza di reale contatto umano, intendendo con questo la presenza dal vivo. I numerosi mezzi e modalità di rapporto virtuale, quali lo smart-working, la didattica a distanza o le semplici videochiamate non possono ritenersi sostitutivi appieno di quello che è un incontro reale.  

Però, se da una parte ci si ritrova a fare i conti con qualcosa che manca, dall’altra vi è qualcos’altro che sembra esserci in abbondanza. A far da contraltare alla succitata deprivazione relativa vi è dunque un altro fenomeno che scorre in parallelo alla pandemia ed è l’“infodemia” (Istituto  Superiore di Sanità, 2020). Con tale concetto si intende la diffusione, pressoché speculare al contagio del virus, di innumerevoli informazioni, un vero e proprio eccesso di stimoli che non si riescono ad elaborare e di cui si fa fatica a discriminare l’attendibilità.

Si assiste ormai ogni giorno a partire dalle suddette informazioni alla costruzione di qualche nuova teoria che cerca di dare un senso a quanto sta avvenendo. Anche alla luce dell’attuale scarsa fiducia accordata alle istituzioni, sembra quindi essere divenuto sempre più difficile raccapezzarsi in questo turbinio di ipotesi esplicative della realtà. D’altro canto all’interno della stessa comunità scientifica è sembrato spesso non esserci accordo ed ognuno sembra voler proporre la propria verità. Sicuramente per il genere umano, in quanto creatore di senso, qualcosa di così poco conosciuto e non sempre così tangibile come l’attuale virus e la conseguente emergenza sanitaria, elicita delle paure profonde.
Partendo dal presupposto che la psicologia come scienza intende la realtà come soggettiva e quindi dipendente dalla percezione personale, è comprensibile che ognuno cerchi quindi di difendersi come riesce dalla succitata ansia dell’ignoto suscitata da questa situazione, ma ci si chiede anche da quale consistenza sia caratterizzato il “sapere” appreso e quale utilità abbia.

Se si volge lo sguardo al passato sono storicamente numerose le occasioni nelle quali le epidemie hanno fatto sì che ci si ponesse diversi interrogativi, ai quali sono poi seguite le più svariate risposte. Basti pensare alla peste che, in più circostanze dal 1300 al 1600, è stata interpretata in diversi modi, da castigo divino sino alle più rudimentali (viste al giorno d’oggi) spiegazioni scientifiche (Augias, 2020). E’ certamente lontano dal pensiero psicoanalitico poter pretendere di disporre della “Verità”, ma è estremamente singolare come Freud nel 1909, la prima volta che si apprestava a divulgare dal vivo le sue nuove scoperte oltreoceano, cioè a New York, dicesse che gli americani erano ignari del fatto che stesse portando loro la “peste”. Difatti avrebbe svelato anche all’America puritana di allora quanto fosse importante la componente sessuale nell’economia psichica e inoltre come l’uomo non fosse padrone in casa propria, dal momento in cui aveva scoperto come i processi inconsci influissero in maniera determinante nella nostra vita di tutti i giorni, sovvertendo la visione per la quale l’uomo potesse essere un fine padrone del proprio agire (Freud, 1932).

Ciò rende sicuramente l’idea della potenzialità trasformativa che può avere ciò che mette in crisi uno status quo. Tornando a Freud, si potrebbe dire grossolanamente che con il suo metodo intendesse curare i pazienti partendo dai loro sintomi, intraprendendo un lavoro di ricostruzione del loro passato soggettivo e svelandogli gli specifici processi inconsci.

Nonostante sia trascorso più di un secolo ancora oggi quando si cerca di intraprendere un percorso terapeutico, una delle prime richieste e quindi dei primi obiettivi che si pone il paziente è proprio quello di accedere ad una maggiore consapevolezza di sé, e questo lo si può annoverare certamente tra gli scopi di una psicoterapia, ma un altro importante effetto, meno conosciuto ed enfatizzato, è lo sviluppo di quella che Bion (1970), eminente autore psicoanalitico britannico, definisce “capacità negativa”, intesa come la capacità di sostare nel dubbio e nella confusione tollerando di non capire quanto sta avvenendo.

Per chiarezza è doveroso però esplicitare come tale tolleranza non vada confusa con il bieco disinteresse rispetto a quanto avviene, ma si intende la capacità di attendere che la comprensione della realtà ed il suo senso possano non arrivare subito e ci vada quindi del tempo maggiore per metabolizzare quanto avviene, e che ci si debba limitare a dare un senso parziale, ipotetico a quanto accade con i limitati dati di cui si dispone. Proprio in questo periodo di incertezza l’essere in grado di tollerare di non sapere” sarebbe sicuramente una capacità quanto mai utile.    

Dott. Francesco Ventrella

BIBLIOGRAFIA

Augias C. (2020). Breviario per un confuso presente. Torino: Giulio Einaudi Editore.

Bion W. (1970). Attenzione e interpretazione. Roma: Armando Editore, 1973.

Freud S. (1932). Introduzione alla psicoanalisi. Torino: Bollati Boringhieri, 2018.

Istituto Superiore di Sanità (2020). Corso FAD “Emergenza sanitaria da nuovo coronavirus Sars CoV-2: preparazione e contrasto”. Roma: Age.na.s.-Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali, 28 febbraio 2020 – 28 aprile 2020.

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