Articolo Scritto Jacopo Guarino

Le costruzioni LEGO sono attempate ma godono di ottima salute! Ironia a parte, risale al 1932 l’anno in cui i primi mattoncini giocattolo vennero prodotti in Danimarca.

Nel corso dei decenni, il loro utilizzo è andato diffondendosi, fino a sfociare anche in altri ambiti che vanno al di là di quello ludico e ricreativo: i Lego vengono impiegati come mezzo di espressione artistica, tanto per fare un esempio molto attuale, così come strumento di cura in psicoterapia, tecnica che qui di seguito andremo a presentare. 

Nel 2014 gli autori LeGoff, Gòmez de la Cuesta, Krauss e Baron-Choen, pubblicano uno dei primi lavori esemplificativi di una metodologia psicoterapeutica che mira al trattamento di patologie infantili e adolescenziali, con particolare riferimento a quelle correlate all’autismo, ma anche ai disturbi d’ansia e della condotta.

Il loro è un metodo eminentemente incentrato sul lavorare in gruppo, che tuttavia prevede anche modalità di collaborazione con un adulto e/o con un coetaneo. Il focus dell’intervento terapeutico consiste in un processo collaborativo che, grazie all’assegnazione di ruoli differenti e intercambiabili tra i partecipanti (ad esempio: costruttore, fornitore e ingegnere), stimola l’interazione e la comunicazione. Viene in tal modo creato un ambiente in cui sono necessari attenzione verso il gruppo, condivisione degli obiettivi, interesse per i risultati, capacità di relazioni interpersonali e rispetto e valorizzazione reciproci. L’obiettivo è quello di sviluppare la capacità di adattamento e di socialità, l’identificazione con i coetanei, la motivazione a partecipare al raggiungimento di uno scopo comune e la collaborazione reciproca. Gli autori inoltre individuano tre aree di attività che dovrebbero caratterizzare ogni gruppo:

  • Una prima dedicata al lavoro propedeutico alla costruzione e implementazione delle abilità motorie fini, delle abilità visuo-motorie e di altre competenze di base;
  • Una seconda dedicata al lavoro relativo alle capacità di autocontrollo, autogestione, rispetto delle regole e guida da parte dell’adulto;
  • Una terza dedicata al lavoro sullo sviluppo delle capacità di interazione sociale e comunicazione con i coetanei. 

Questo metodo psicoterapeutico, dunque, è incentrato soprattutto sullo sviluppo di competenze sociali e relazionali adattive che possano essere trasposte nella realtà di tutti i giorni. Tuttavia, le possibilità applicative di un gioco come questo sono ampie, poiché si tratta di un’attività sulla quale il soggetto proietta la propria realtà psichica interna. Il terapeuta, infatti, ha la possibilità di entrare in contatto con la mente del bambino e, insieme a quest’ultimo, iniziare un processo di crescita e di trasformazione. Usare i LEGO in stanza di psicoterapia viene visto come una messa in scena di quegli aspetti inconsci che, con altre modalità, risulterebbero inaccessibili, ed è proprio a partire da questa messa in scena che possono essere create le basi per dare il via ad un processo trasformativo. Diviene cruciale, a tal proposito, la capacità di “interpretare” dello psicoterapeuta, relativa sia ai comportamenti del bambino, sia alla relazione che si instaura con lui, condensando l’esperienza passata del piccolo paziente con quella attuale della loro relazione, e permettendo dunque al presente condiviso di dare un nuovo significato al passato. 

Queste ed altre sono le potenzialità creative intrinseche al gioco dei LEGO in ambito psicoterapeutico… per chi fosse interessato a ulteriori sviluppi o ai laboratori che si terranno nel nostro studio con questa nuova modalità è invitato a contattarci.

Fare psicoterapia attraverso i mattoncini LEGO
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