L’adolescenza è un periodo critico nella crescita di un individuo in quanto si attraversano molte trasformazioni. È una fase centrale dell’evoluzione densa di potenzialità e di rischi. Inoltre essere genitori di figli adolescenti è altrettanto difficile e problematico.

A maggior ragione oggi dal momento che tra la generazione dei genitori e quella degli adolescenti vi è un ampio scarto generazionale e un repentino cambiamento sociale e culturale dovuto alla profonda accelerazione nello sviluppo della tecnologia.

Gli adolescenti di oggi vengono chiamati nativi digitali.

Cosa vuol dire? Significa che sono nati con la tecnologia digitale, che la usano fin da quando sono piccoli, che per loro il rapporto con la tecnologia è quasi naturale e quotidiano. Questi aspetti rendono più difficile il capirsi tra genitori e figli adolescenti e aumentano le distanze tra di loro. Inoltre vi sono stati altri cambiamenti sociali importanti per cui i genitori oggi si trovano a fronteggiare situazioni nuove senza poter fare tanto appello ai propri modelli genitoriali.

I cambiamenti sociali e culturali hanno un forte influsso anche sul carattere di ognuno di noi ed è importante che i genitori tengano conto di questi aspetti per poter avvicinare i propri figli senza troppe diffidenze, perché, se ci si avvicina con pregiudizi e svalutando la loro realtà attuale, i figli non si sentiranno riconosciuti per quello che sono e tenderanno a chiudersi o ad allontanarsi.

Gli psicologi e gli psicoterapeuti affermano da sempre quanto in adolescenza sia fondamentale cercare di costruire un rapporto che sappia bilanciare dialogo e autorevolezza, accoglienza affettiva e aperture di autonomia, flessibilità e regole e questo vale anche per il mondo dei videogiochi. Si tratta di avvicinarsi a questa realtà con curiosità e rispetto, col dialogo, ma allo stesso tempo rimanendo vigili e attenti per monitorare eventuali dipendenze e ritiri sociali.

La dipendenza da videogiochi è infatti sempre più diffusa fino ad arrivare al fenomeno degli ikikomori che è nato in Giappone e si sta diffondendo anche qui, ovvero di quei giovani che si ritirano in camera loro e per cui il web rappresenta la sola occasione di “frequentazione sociale”. Per parlare di dipendenza però bisogna che ci siano specifiche caratteristiche di gravità: la percentuale di tempo passata al videogioco deve essere, per esempio, molto elevata e prolungata nel tempo, le relazioni sociali devono essere estremamente ridotte o del tutto assenti, vi devono essere difficoltà scolastiche fino alla riduzione della frequenza, perdita del sonno ecc… É  evidente che in queste situazioni i ragazzi stanno esprimendo un malessere, si stanno rifugiando in un altro mondo perché molto probabilmente nel loro mondo reale vi sono situazioni molto frustranti e vivono dolori che li stanno opprimendo.

È importante aiutare precocemente i figli in queste situazioni ricorrendo a figure esperte come psicoterapeuti e neuropsichiatri. Inoltre i servizi territoriali come i SERD (Servizi per le dipendenze presenti in Torino e provincia) si stanno attrezzando per affrontare queste nuove dipendenze e avvicinarsi a ragazzi di età sempre più giovanile.

Dott.ssa Simona Daneo

Per chi fosse interessato a un maggiore approfondimento sul tema può scrivere o contattare il nostro centro.

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