I diversi Manuali di classificazione dei disturbi psicopatologici (ICD, DSM, PDM) nel corso del tempo hanno apportato continue modifiche ai criteri di classificazione diagnostica dei disturbi dell’umore.

Si tratta da un lato delle diverse declinazioni che la depressione (deflessione del tono dell’umore) può assumere, da una persistenza massiva nel tempo, ad una maggiore profondità e gravità, dall’altro lato si tratta dei diversi aspetti che l’euforia (espansione del tono dell’umore)  può assumere, da una oscillazione non controllata dell’umore ai cosiddetti disturbi bipolari dove si alternano stati depressivi e maniacali con frequenze, ricadute e gravità diverse.

Sul versante depressivo l’esperienza personale rimanda ad umore depresso e negativo con scarse oscillazioni nel corso del tempo, con basso livello di energia e di iniziativa, difficoltà nella concentrazione e nel prendere iniziative.

I sentimenti che accompagnano queste situazione riguardano il senso di colpa, la bassa autostima, o più intensamente un senso di disperazione o di autoaccusa. Timore di essere abbandonati, non amati, di perdere il contatto con le persone con difficoltà di espressione della rabbia e dell’aggressività. Su un altro versante sono presenti forti tendenze all’autocritica, sentimenti di svalutazione, timori di perdere gli affetti e la considerazione delle persone care.

Eventi significativi che accadono nel corso della vita come lutti, separazioni, rapporti molto conflittuali, cambiamenti lavorativi ed altro possono essere fattori che favoriscono cadute di tipo depressivo.

Il Disturbo Depressivo Maggiore è la forma più grave di depressione perché interferisce  con il funzionamento cognitivo, lavorativo e relazionale. A questo livello i sentimenti sono molto negativi, ad esempio c’è la convinzione di non poter essere aiutati, oppure un’incapacità totale di provare piacere, marcate difficoltà sessuali, dell’appetito e del ritmo sonno-veglia.

E’ importante ricordare che spesso disturbi di natura fisica oppure certi tipi di comportamento possono essere considerati come equivalenti depressivi. Il dolore cronico, diverse forme di cefalea, la stanchezza, lo scarso appetito o  sull’altro versante il buttarsi sul lavoro, una modalità relazionale aggressiva, l’alcolismo possono essere forme di “depressione mascherata”, dove appunto i sentimenti di natura depressiva non vengono esperiti direttamente ma occultati.

Le diverse forme di esperienza delle problematiche depressive si possono comprendere come sentimenti pervasivi di insoddisfazione di sé e della propria vita, cronici sentimenti di vuoto e di mancanza, fragilità relazionale rispetto a eventi di perdita nel corso del ciclo vitale, senso di isolamento e di carenza affettiva.

Negli stati euforici o maniacali si rileva un innalzamento eccessivo del tono dell’umore accompagnato da facile irritabilità, ipersensibilità , iperattività, abbassamento delle inibizioni e dell’autocensura, difficoltà di concentrazione e di pensare in modo lineare e logico.

DEPRESSIONE POST PARTUM

Particolare attenzione va dedicata alla possibilità per le neo madri possano cadere in depressione.

Baby blues è una forma lieve e di breve durata in cui dopo pochi giorni il parto, la madre ha momenti  di pianto, di ansia, di irritabilità oppure di fragilità emotiva.

La depressione post partum è una compromissione più importante dove sono presenti crisi di pianto, sentimenti di incapacità e/o inadeguatezza, perdita di interesse per le cure del neonato, malinconia, preoccupazioni eccessive o ossessive rispetto al figlio, timori di far del male ecc

Le ripercussioni possibili sulla crescita e lo sviluppo del figlio possono essere importanti per cui è necessario un costante aiuto e presenza da parte dei familiari nel fornire un sostegno emotivo e fisico in questa fase delicata della vita.

I DISTURBI DELL’UMORE
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