bullismoIl bullismo è una forma di comportamento aggressivo ripetuto nel tempo basato su di uno squilibrio di potere tra uno o più individui. Esso può svilupparsi in svariate forme di aggregazione, tuttavia quando parliamo di bullismo ci rivolgiamo prevalentemente alle prevaricazioni tra compagni di scuola. Del resto il bullismo a scuola è un fenomeno di lunga data (ne è un esempio il libro Cuore di DeAmicis scritto verso la fine dell’Ottocento). Se consideriamo il problema dell’aggressività giovanile, il bullismo è uno dei temi socialmente più importanti, che merita di essere conosciuto in modo approfondito. Questo può permettere di prevenirlo, affrontarlo e trasformarlo in motore di sviluppi positivi per i giovani.

La domanda che più di frequente una persona si pone quando si trova di fronte a una situazione di bullismo è Di chi è la colpa? Tuttavia questa non è la questione più corretta poiché non è così di aiuto definire la responsabilità di singoli individui: cercare un colpevole, in questo caso, è un modo indiretto per deresponsabilizzare qualcun’altro. Rispetto al bullismo il primo passo da compiere è quello di non lasciare che si dica Non è colpa mia. Ognuno -il giovane, l’adulto, il genitore, l’insegnante, l’educatore, il politico- deve saper riconoscere il proprio livello di responsabilità, per poi farvi fronte. Ognuno di noi, arrivato a questo punto, non deve neppure chiedersi Dove ho sbagliato? Piuttosto Quali valori o insegnamenti ho passato con le mie parole e con il mio esempio? E’ solo dando una risposta onesta a questa domanda che possiamo intervenire direttamente sul fenomeno bullismo.

L’adulto è responsabile dell’educazione dei giovani, ma questa non avviene informando o acculturando bensì mostrando con coerenza, entusiasmo e passione quanto viene espresso a parole. Un’etica solo dichiarata aggrava la situazione perché i giovani colgono immediatamente che sì esistono delle regole ma che è inutile, se non da sciocchi, seguirle. Quando il giovane osserva che fare finta di nulla, seguire i propri comodi o reagire in modo violento, sono strategie utili per evitare i problemi allora tenderà a replicare le stesse modalità in famiglia e all’esterno. Uno stile educativo induttivo è quel modo di mostrare prima ancora che insegnare, di significare anziché rispondere. Questa modalità, seppure impegnativa, è la più efficace per far crescere e favorire una vera interiorizzazione delle norme e dei valori collettivi.

L’essere umano è complesso, ma non è semplificandolo che capiamo qualcosa di più del suo funzionamento. Non è possibile trovare regole preconfezionate in grado di risolvere i problemi del comportamento e questo vale anche per il bullismo. L’uomo è formato da quella che oggi si definisce la     compenetrazione di aspetti biologici, psicologici e sociali. Grazie a questa visione complessa oggi si possono superare i riduzionismi del passato che portavano a fare affermazioni sul bullismo del tipo E’ tutta colpa dell’istinto o E’ un bambino cattivo. Seguendo dunque questa impostazione non possiamo ridurre il discorso del bullismo al solo tema dell’aggressività. Gli stessi comportamenti difensivi e aggressivi prima di avere un risvolto negativo sono funzionali allo sviluppo. É stata infatti disconfermata l’associazione tra giovani aggressivi e incompetenza sociale. Di fatto sappiamo che l’evoluzione non passa solo attraverso la competizione individuale, ma anche attraverso la cooperazione. Gli studiosi del comportamento umano infatti hanno osservato come l’uomo fin da bambino sia tanto propenso al comportamento aggressivo quanto a quello cooperativo: già a 18 mesi i bambini sono in grado di mettere in atto libere forme di altruismo come prestare aiuto, fornire informazioni e condividere. Un individuo ben adattato dunque avrà dalla sua un insieme di comportamenti pro-sociali e aggressivi, il punto è saperli dosare ed esprimere in modo adeguato. Sapersi opporre a un bullo per esempio può riequilibrare i ruoli nel gruppo aumentando l’autostima nella vittima: l’aggressività dunque non va demonizzata perché se la si condanna in toto si disarma anche la vittima della sua risposta difensiva. Per un giovane inoltre le condotte aggressive assolvono a diverse funzioni quali l’adultità, la trasgressione e la fuga dalla realtà. Non possiamo ignorare queste esigenze che vanno prese in considerazione trovandovi alternative di risposta adattativa: solo non considerandole diventeranno violente e interverranno quei processi negativi attraverso cui i bulli si sentono legittimati a esprimere aggressività. Tra questi processi possiamo elencare la de-umanizzazione della vittima (Non vale nulla), il disimpegno morale che annulla il senso di colpa (Non spetta a me aiutarlo), l’attribuzione di colpa alla vittima (Se l’è solo voluta), la distorsione delle conseguenze (Non potevo immaginare) e minimizzazione dei danni (E’ solo uno scherzo).

Passando a una descrizione della manifestazione del bullismo possiamo suddividere le condotte violente a scuola in una forma grave (armi, stupro, rapina, omicidio e suicidio) e in una data da scontri fisici, da aggressività verbale e da aggressività relazionale. Quest’ultima è quella genericamente definita come bullismo. Oramai maschi e femmine si equivalgono nella messa in atto di queste diverse forme di aggressività. Il bullismo è più frequente nelle scuole urbane, in quelle sovraffollate (classi numerose), nei luoghi non controllati (bagni, entrate e uscite secondarie) e nei tempi di transizione (in entrata o in uscita).

Di fronte a un episodio di bullismo non si deve dare attenzione solo ai rapporti diadici bullo-vittima ma a tutto il sistema coinvolgendo i bulli, gli assistenti, coloro che rinforzano, i difensori, gli spettatori e le vittime. Ognuno di questi ha una sua caratterizzazione, ma è nell’insieme di tutti che si può fare qualcosa contro il bullismo. Le vittime per esempio spesso sono ragazzini con difficoltà di apprendimento, disabilità fisica, sindrome di iperattività e difficoltà nelle abilità motorie. I bulli anche loro hanno delle difficoltà seppure sembrino avere un carattere forte. Essi mettono paura agli altri perché loro stessi hanno paura. Apparentemente hanno un alto livello di autostima, ma questo è dovuto al senso di potere che provano nel dominare ed è solo un’apparenza poiché è più una forma di egocentrismo di difesa, una tendenza narcisistica di sopravvalutazione di sé che un’autostima alta autentica. Chi fa da sostegno alle vittime invece ha dalla sua alti livelli di autoefficacia. Gli spettatori infine assumono un ruolo di rinforzo per i bulli (se poi sono gli adulti a disinteressarsi e a far finta di niente le cose si complicano ancora di più).

Il bullismo
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