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ChatGPT IA : le macchine potranno mai “PROVARE” EMOZIONI? |

Il recente avvenimento che ha portato il Garante per la protezione dei dati personali al blocco di ChatGPT (il più noto software di intelligenza artificiale che permette di simulare ed elaborare le conversazioni umane) è stata l’occasione per riflettere su quanto l’uomo viva circondato dall’intelligenza artificiale e su quanto di “macchina” ci sia nell’essere umano e quanto “essere umano” ci sia nella macchina

Si sa che una delle caratteristiche dell’uomo è la spinta all’esplorazione, che lo porta inevitabilmente ad andare oltre i propri limiti e confini. Ne sono esempi lo sbarco sulla luna, gli studi su Marte per la ricerca del “pianeta B” ma anche le sperimentazioni sull’ibernazione per poter continuare a vivere “post mortem”.

Di certo ciò che l’uomo sa fare bene è utilizzare tutte le risorse di cui dispone per cercare modi di superare le limitazioni fisiche, cognitive e intellettuali che lo caratterizzano. Nel momento in cui non dispone di tali risorse, le crea. Ma a che prezzo?

L’Intelligenza Artificiale (IA)

Intorno alla metà degli anni 50 ha avuto gli arbori una di quelle discipline che ha portato a profondi cambiamenti in moltissimi ambiti: l’intelligenza artificiale.

Definita come:

“La scienza di creare ed ingegnerizzare macchine intelligenti e in particolar modo programmi informatici intelligenti. È correlata alla capacità di utilizzare i computer per comprendere l’intelligenza umana, ma non deve limitarsi a metodi che sono biologicamente osservabili”

McCarthy, 2004

L’intelligenza artificiale è nata principalmente in ambito informatico per poi successivamente espandersi in numerosi altri settori. Ecco quindi che oggi, senza nemmeno rendercene conto, ci troviamo circondati e viviamo totalmente permeati dentro questa tecnologia che è ormai parte integrante ed imprescindibile della nostra realtà.

Vogliamo ascoltare un po’ di musica? Ecco che senza neanche alzarci dal divano ci viene in aiuto ALEXA. Dobbiamo andare ad una festa di compleanno e ci siamo dimenticati il regalo? Nessun problema con Amazon che è in grado di guidarci nella scelta sulla base delle nostre preferenze di acquisti precedenti. Siamo stanchi per guidare? Tesla lo fa per noi. Non abbiamo voglia di uscire di casa per andare al cinema? Netflix è a nostra disposizione per qualsiasi cosa scegliamo di vedere ecc.

Al fine di migliorare ulteriormente le interazioni uomo-macchina e offrire un servizio ancora più sofisticato e sintonizzato con le reali necessità del cliente è stato successivamente sviluppato un particolare ramo dell’IA, definito “intelligenza emotiva artificiale”.

Intelligenza Artificiale ed Emozioni

L’obiettivo dell’IA emotiva è quello di comprendere e simulare le reazioni emotive umane al fine di regolare i comportamenti delle macchine e offrire in questo modo un servizio migliore.

Per quanto riguarda il primo aspetto, quello della comprensione delle emozioni altrui, è intuibile la facilità con cui tali sistemi siano in grado di farlo. Numerose ricerche hanno dimostrato che gli esseri umani utilizzano tutta una serie di cue e segnali (come quelli definiti dalla tassonomia di Adolphs e Birmingham, 2011) per comunicare la propria emozione all’altro: le espressioni facciali, il cambiamento del tono della voce, la postura, lo sguardo ecc.

Non è difficile quindi immaginare di programmare una macchina che sia in grado di elaborare tutti questi segnali ed etichettarli come “emozione”. Il problema però è che la faccenda è molto più complicata di come sembra.

Emozione deriva dal latino “emovere”= trasportare fuori, scuotere e rappresenta una reazione dell’organismo di fronte ad uno stimolo e comprende sia aspetti cognitivi (di valutazione della natura dello stimolo) che fisiologici. L’altro aspetto da considerare è quindi quello delle reazioni fisiologiche, oltre a comunicare la propria emozione infatti l’uomo la “sente”.

È possibile che anche una macchina possa “provare un’emozione”?

Secondo un ingegnere di Google la risposta è SI: ha infatti rivelato che uno dei sistemi di IA dell’azienda avrebbe raggiunto dei livelli di sensibilità equivalenti a quelli dell’uomo. Peccato che l’intervista conseguente gli sia costata il licenziamento da parte dell’azienda che smentisce la possibilità che un sistema di IA, ad oggi, sia in grado di riprodurre le emozioni umane.

Questo aspetto più prettamente fisiologico e biologico riguarda principalmente la comunicazione tra il sistema nervoso ed il resto del corpo, ovvero il collegamento mente-corpo indispensabile per “percepire” l’emozione.

Possiamo pensare che le macchine, così come sono state progettate e realizzate, possano essere paragonate alla “mente” e mancherebbe quindi loro la parte del “corpo” per poter parlare effettivamente di sperimentazione emotiva. Tuttavia, anche riuscendo a riprodurre meccanicamente una struttura complessa quale quella del nostro corpo la macchina sarebbe ancora sprovvista di uno stato di consapevolezza del proprio essere e, di fatto, della propria realtà mentale

Certo sembrano essere molti i vantaggi di questa tecnologia rivoluzionaria: ne sono un esempio il software Affectiva che permette di analizzare i livelli di stress del guidatore di un’auto o di registrare le reazioni dei clienti nei confronti di prodotti per comprendere le loro preferenze e indirizzarne le pubblicità. Oppure ancora il robot domestico Pepper in grado di entrare in empatia con le persone, carpirne gli stati d’animo e le esigenze del momento al fine di soddisfarne le necessità attraverso consigli mirati.

Molti studiosi stanno però mettendo in allerta sui potenziali pericoli che ne derivano dagli sviluppi di questo settore.

il vero pericolo non è che i computer inizino a pensare come gli uomini, ma che gli uomini inizino a pensare come i computer

Sydney Harris

Possiamo solo immaginare dove porterà il progresso scientifico ma sarebbe utile capire se non stiamo facendo il passo più lungo della gamba. Non sarebbe forse meglio “lasciare all’uomo quello che è dell’uomo?”

Dott.ssa Artero Martina

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