Uno tra i sintomi più comuni tra la popolazione, probabilmente sperimentato da tutti almeno in una fase della vita, è certamente l’ansia.

In generale l’ansia viene identificata come una paura in assenza di un pericolo oggettivo.

In psicoanalisi esiste una distinzione precisa tra pericolo potenziale e quello di fatto, tra la valutazione del pericolo e la risposta allo stesso e, infine, tra una risposta adattiva al pericolo di fatto e una risposta ansiosa, nella quale lo schema di attacco-fuga-congelamento viene attivato a causa di un’aspettativa catastrofica.

Vengono identificati, in psicoanalisi, diversi tipi di ansia, ognuno dei quali, a seconda dei casi, può essere conscio o inconscio:

  • l’ansia da separazione, inerente la paura di perdere un’oggetto d’amore;
  • l’ansia di castrazione, riguardante la paura di subire un danno al proprio corpo e, in alcuni casi, specificatamente ai genitali;
  • l’ansia morale, relativa alla paura delle possibili conseguenze derivanti dalla trasgressione dei propri valori;
  • l’ansia di annichilimento, che comprende la paura di essere sopraffatti in maniera catastrofica, invasi e distrutti;
  • l’ansia di frammentazione, riguardante la paura di disintegrazione del sé;
  • l’ansia persecutoria;
  • l’ansia di poter fare del male alle persone care.

Statisticamente, le donne sono doppiamente soggette alla possibilità di sviluppare un disturbo d’ansia rispetto agli uomini. Tale differenza è dovuta a diverse variabili, tra cui: fattori ormonali, eventi di vita come gravidanza e menopausa, pressioni di natura culturale.

Gli effetti dell’ansia

Le manifestazioni ansiose comportano l’alterazione degli stati affettivi, del funzionamento cognitivo, degli stati somatici e delle capacità relazionali.

Per quanto riguarda gli stati affettivi possono essere identificate quattro diverse situazioni di paura:

  • la paura di perdere una persona significativa, accompagnata da sentimenti di abbandono espressi in termini di rabbia, ansia, depressione e/o colpa;
  • la paura di perdere l’amore, evento che si sperimenta come un rifiuto e che è solitamente accompagnato da rabbia, ansia, depressione, colpa e sentimenti di inadeguatezza e di incapacità ad essere amati;
  • la paura della perdita dell’integrità e del funzionamento corporeo;
  • la paura della perdita della conferma e dell’approvazione della propria coscienza, che sfocia in ansia, colpa, vergogna o depressione. Inoltre, può essere presente la paura di perdere la regolazione del sé (ad esempio, perdere il controllo dei propri sentimenti, pensieri, sensazioni, movimenti e azioni).

Per ciò che concerne i pattern cognitivi, questo disturbo può generare diversi sintomi: scarsa concentrazione, difficoltà nel mantenere l’attenzione, facile distraibilità e problemi di memoria.

Dal punto di vista dei sintomi somatici si possono avere: tensione, sudorazione ai palmi delle mani, la sensazione di farfalle nello stomaco o di avere una benda stretta attorno alla testa, lo stimolo continuo ad andare in bagno e difficoltà nella respirazione. Inoltre, in alcuni pazienti, i sintomi ansiosi possono essere complicati da fenomeni di depersonalizzazione/derealizzazione (rispettivamente, la sensazione di essere disconnessi dal proprio corpo il primo e dalla realtà esterna il secondo).

Infine, per ciò che riguarda il funzionamento relazionale, l’ansia può portare a manifestare esplicitamente la propria paura del rifiuto, a richiedere rassicurazioni continue, ad esprimere sentimenti di colpa, con autoaccusa e anche evitamento della colpevolizzazione, ad esprimere i conflitti circa la dipendenza, manifestando sentimenti di oppressione, annegamento o soffocamento, nonché portare ad un oscillazione tra la tendenza ad avvicinare gli altri a sé e quella di allontanarli.

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