Ogni cosa che facciamo e pensiamo è accompagnata da un’emozione che colora la nostra esperienza con tinte che possono essere brillanti o cupe, leggere o pesanti, tenui o vivide, sfumate o decise, limpide od offuscate… Tra queste emozioni una delle più conosciute e allo stesso tempo più temute è l’ansia, cioè quello stato negativo e spiacevole animato da timore, apprensione e irrequietezza che sperimentiamo quando ci troviamo di fronte a qualcosa che per noi costituisce un pericolo, una minaccia quando ci confrontiamo con qualcosa che ci rende impotenti, incerti e senza controllo.

Vi è mai capitato a scuola?! Molti di noi ricordano ancora o vivono tutt’oggi l’ansia, talvolta paralizzante, per i compiti in classe, per gli esami e le interrogazioni… gli incubi, le notti agitate e insonni, i vuoti di memoria,  la confusione in cui i concetti si mischiano gli uni agli altri per creare un tutto indefinito, le scene mute di fronte alle domande dei professori. Quante volte ci sentiamo preparati, ma la prestazione che forniamo e il voto che riusciamo a ottenere  dal professore sono bassi, non proporzionali all’impegno messo nella preparazione perché l’ansia ha mischiato le carte portandosi via quelle vincenti che avevamo; quante volte andiamo a scuola appesantiti da una sensazione di malessere,  di agitazione e di timore perché l’ansia ci ruba la nostra serenità inconsapevole. Le mani sudano e sono fredde, il cuore è in gola, si fa fatica a parlare perché improvvisamente la saliva è poca, la  voce è tremula e sembra che non ci sia aria sufficiente per farla fuoriuscire, il respiro si fa corto, affannoso e irregolare, si farfuglia o non si dice proprio nulla, tutto quanto si era studiato è scomparso, la memoria sembra un ricordo e la  sola cosa di cui si è certi è la grande confusione. Banchi e banchi di nebbia.

Ma a conti fatti, questa ansia che cosa è? cosa la provoca? cosa si associa a essa? come agisce? come la si può riconoscere? cosa significa?  come gestirla? Sono queste le domande che hanno tracciato la strada nell’avanzare di questa semplice trattazione divulgativa dedicata all’ansia di uno studente. Viene approfondita l’ansia legata a un esame, a un compito, a un’interrogazione, tuttavia, essendo l’ansia trasversale a qualsiasi contesto di vita, il discorso finisce per allargarsi ed essere valido per l’ansia relazionale e sociale che si prova nello stare con le altre persone o, ancora, per l’ansia lavorativa, oppure per l’ansia dello sportivo prossimo a una competizione… insomma per tutte quelle situazioni in cui ci sentiamo osservati e valutati dagli altri o anche dai nostri “giudici interni”.

Questo libro, quindi, è pensato per tutti coloro che intendono farsi una prima idea sul tema, primi fra tutti gli studenti, i loro genitori o insegnanti. L’obiettivo che ha guidato il nostro lavoro è certamente stato quello di fornire semplici  indicazioni volte a favorire il riconoscimento, la verbalizzazione e, in minima parte, la gestione dell’ansia al fine di creare quel clima positivo necessario all’apprendimento scolastico e, più in generale, al porsi nella condizione più adatta per fare esperienza. E nel perseguire lungo questa strada eravamo forti nella convinzione, sicuramente ambiziosa, che questo scritto non dovesse insegnare a eliminare o a negare l’ansia, anzi, ad accoglierla, a riconoscerla e, infine,  a pensarla, perché anche l’ansia, se ascoltata e compresa, ci può insegnare qualcosa. Quanto appena espresso è il nostro “inconsueto” punto di vista che può apparire quasi come un paradosso che porta a considerare l’ansia come  una risorsa e non come una difficoltà. Non trascuriamo il fatto che l’ansia costituisca un’esperienza altamente negativa e che, quando la sperimentiamo in modo intenso, proprio in quel momento il nostro unico obiettivo sia eliminarla.  Ed è giusto fare qualcosa per contenerla. Ma se, una volta passata la tempesta, ci prendiamo il tempo per fare un passo indietro allo scopo di capire con sincerità e onestà cosa ci è successo, perché anche l’ansia, se ascoltata e compresa, ci può insegnare qualcosa.

Quanto appena espresso è il nostro “inconsueto” punto di vista che può apparire quasi come un paradosso che porta a considerare l’ansia come una risorsa e non come una difficoltà. Non trascuriamo il fatto che l’ansia costituisca un’esperienza altamente negativa e che, quando la sperimentiamo in modo intenso, proprio in quel momento il nostro unico obiettivo sia eliminarla. Ed è giusto fare qualcosa per contenerla. Ma se, una volta passata la tempesta, ci prendiamo il tempo per fare un passo indietro allo scopo di capire con sincerità e onestà cosa ci è successo, perché e come si è sviluppata l’ansia, ecco allora che potremo trovare nuove e personali strategie di azione e di gestione. E alla fine ci sentiremo cambiati: un pochino più efficaci, capaci e forti.

L’ansia tra i banchi di Scuola. Omar Fassio e Letizia Martinengo. Università Popolare di Torino Editore.
Illustrazione di Eric Solla.

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