Dott. Davide Rosso

Nel lontano 1902 Freud iniziò settimanalmente a trovarsi con i suoi più stretti collaboratori e da questi incontri prese vita “La società psicoanalitica del mercoledì” di cui, a partire dal 1906, se ne hanno i verbali scritti.

Qui di seguito verranno sintetizzati alcuni dei contenuti della serata del 26 ottobre 1910: in cui lo stesso Freud presentò “Sui due principi dell’accadere psichico” e a cui fece seguito la consueta discussione con i partecipanti, tra questi intervenne J. K. Friedjung che elaborò un’interessante differenziazione tra l’ottimismo e il pessimismo. Friedjung, pediatra di formazione, viene ricordato sia come il primo analista politicamente impegnato sia per i suoi contributi alla psicoanalisi infantile.

Freud, in quell’occasione, descrisse il principio di piacere come la tendenza che alla nascita predomina i processi inconsci e che solo crescendo viene sostituito dal principio di realtà. Freud porta a riflettere sul fatto che un bisogno non immediatamente soddisfatto venga percepito come un disturbo e dunque di come sia naturale per il soggetto allucinare l’oggetto mancante; tuttavia la sola allucinazione genera insoddisfazione ed è proprio questa che spinge alla creazione del principio di realtà.

É in questo stato di tensione e di insoddisfazione che il soggetto, attraverso un esame di realtà, pone  il pensiero tra lo stimolo e l’azione. In concomitanza alla sostituzione del principio di piacere con il principio di realtà avviene anche la creazione di fantasie, che rimangono isolate dalla coscienza.

Freud è stato chiaro nel dire che la nevrosi si crea proprio in seguito a una marcata rimozione delle fantasie inconsce prodotte.

Questa descrizione teorica di Freud è densa e carica di ricadute applicative cliniche e come tale viene riconosciuta dai suoi collaboratori, durante il corso della stessa serata.

É a questo punto che interviene Friedjung osservando come la differenza tra ottimisti e pessimisti possa affondare le sue radici proprio nel modo soggettivo di aver inteso la rinuncia psichica al principio di piacere: chi crede che il mondo reale possa conciliarsi con il principio di piacere è un ottimista mentre chi ne è sfiduciato, è un pessimista.

Per ulteriori approfondimenti rivolgersi al testo “Palinsesti freudiani” a cura di M. Lavagetto (Bollati Boringhieri) o contattateci per informazioni in merito.

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L’ottimista e il pessimista secondo un’originale lettura psicoanalitica.
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