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Mamma ho fatto un brutto sogno…

È verosimile affermare che si sogni fin dal grembo materno, tuttavia non possiamo sostenerlo con evidenza dal momento che è impossibile ottenere dai bambini molto piccoli un resoconto verbale dei loro sogni. Quello che possiamo però dire con certezza è che l’esperienza mentale riconducibile al sogno è diversa a ogni età e i sogni di un bambino non possono essere considerati equiparabili a quelli di un adulto e questo va tenuto in considerazione nel momento in cui parla di sogni con un bambino.

Innanzi tutto occorre precisare che mi riferisco ai sogni onirici e non a quelli a occhi aperti, anche se tra le due espressioni della mente c’è una buona corrispondenza, soprattutto nei bambini, che vivono i loro primissimi anni sovrapponendo fantasia e realtà  così come sogno e realtà. Nei bambini questa apparente confusione non è un limite bensì una risorsa evolutiva, una fase preparatoria al diventare grandi. I sogni dei bambini si confondono con la realtà non per evadere da questa ma per meglio comprenderla ed esercitarsi (una sorta di “realtà virtuale”), per poi affrontarla entrandovi appieno. Diverso è negli adulti dove lo stare tra sogno e realtà ha una connotazione regressiva.

L’attività onirica svolge un importante ruolo biologico e psicologico e nel bambino contribuisce al suo normale sviluppo; per la mente del bambino i sogni sono occasioni di pensiero ed esperienze altrettanto importanti quanto quelle reali.

Il sonno è la condizione necessaria per l’esperienza del sogno onirico. Il sonno è uno stato fisiologico con caratteristiche complesse, non ancora del tutto chiare ai ricercatori. Quello che si sa con certezza è che è formato da diversi moduli ripetuti detti cicli, ognuno dei quali è composto da diverse fasi. I sogni avvengono in una fase specifica del sonno, quella più profonda, tecnicamente definita fase REM.

I bambini di pochi anni hanno il doppio di fasi REM rispetto alle persone adulte, tuttavia questo dato ci può portare solo ad affermare che i bambini abbiano un sonno più profondo di quello degli adulti e di immaginare che abbiano più occasioni di sognare. I primi racconti di sogni da parte dei bambini avvengono con le prime, seppur precarie, capacità linguistiche, circa ai due anni di età. I sogni di un bambino di due anni sono per lo più composti da singole immagini e spesso sono poco attendibili poiché nella rievocazione del sogno la fantasia e il contenuto reale s’intrecciano in modo inconsapevole.

È possibile che nostro figlio non sogni? No di certo, non ricordarsi dei sogni fatti non significa non aver sognato ma solo averlo dimenticato. I sogni sono fatti per essere sognati e poi, come si scioglie la neve al sole, i sogni vengono dimenticati man mano che passano i minuti.

Raccontarli appena svegli, o raccontarseli anche solo ripensandoci, è un modo efficace per dar loro più spazio e per fissarli un po’ di più nel nostro ricordo. Se nostro figlio non ci ha ancora mai raccontato un sogno non partiamo chiedendogli se ha sognato ma proviamo a dargli noi l’esempio di come fare a conciliare le immagini notturne con la vita quotidiana. Proviamo a farlo quando siamo tutti insieme a tavola alla mattina per la colazione, raccontiamo cosa abbiamo sognato senza la pretesa di darvi un significato, ma trovando valore già nello stare insieme a raccontarsi cose anche bizzarre, cose che ci possono aver coinvolto emotivamente.

Ascoltare al mattino i sogni dei bambini, senza influenzarli, è un gioco utile che aiuta a valorizzare il sogno e il sonno e a non averne paura. Discutere con loro dei sogni è un modo per aiutarli a trovare le parole giuste per sanare dolori che spesso i bambini non comprendono di avere. È tanto importante parlare dei sogni brutti così come di quelli belli.

Secondo Freud, maestro indiscusso nell’esplorazione dei sogni, i sogni infantili sono molto chiari, brevi e coerenti. Il loro contenuto è l’adempimento di un desiderio, o la copia fedele di esperienze diurne. È con l’età scolare, dopo i 6 anni, che inizia a formarsi il sogno simbolico, con messaggi mascherati ed enigmatici come quello degli adulti.

A circa tre anni spesso i sogni riguardano necessità proprie come la fame e la sete.
 Tra i tre e i cinque anni i loro sogni non hanno una trama e non hanno figure umane, ma spesso animali. In questo periodo i brutti sogni rappresentano almeno un terzo di tutti i sogni fatti, poi via via con l’avanzare dell’età arrivano a predominare i sogni “belli”. Tra i cinque e i sette anni, i sogni e la loro descrizione diventano più lunghi e di durata simile a quella degli adulti e il bambino comincia ad avere il ruolo di personaggio principale. Dall’età dei dieci anni i sogni si avvicinano a quelli dell’età adulta, per cui i bambini sono capaci di costruire una trama narrativa nel sogno.

I brutti sogni e gli incubi sono un modo del tutto normale con cui ognuno di noi affronta le proprie preoccupazioni e lo stesso vale per i bambini. Molti bambini si svegliano pensando che ciò che hanno sognato sia reale. Questa percezione è molto forte ed è inutile metterla in discussione su di un piano razionale, ciò di cui hanno più bisogno i bambini in questi casi è essere consolati e rassicurati che tutto è a posto e che sono al sicuro.
 Nostro figlio impiegherà ancora diversi anni prima di differenziare autonomamente realtà e sogno. Questa normale confusione è particolarmente spiacevole quando si ha a che fare con un incubo in cui prevalgono emozioni come l’ansia e la paura poiché queste due emozioni sono quelle più intensificate dal sogno rispetto a quanto non siamo soliti vivere quotidianamente nella realtà, tutte le restanti emozioni invece rimangono nel sogno pressappoco intense come nella vita reale.

Quando nel cuore della notte nostro figlio si sveglia spaventato ci viene spontaneo chiedergli di raccontarci che cosa ha sognato, tuttavia è utile farlo al mattino da svegli, nella notte è meglio una semplice rassicurazione.

Allo stesso modo esistono modi per andare a letto facilitando la possibilità di fare dei bei sogni. Occorre rallentare lentamente il ritmo delle attività della giornata, magari facendogli un bel bagno, raccontandogli una storia, chiacchierando un po’ con lui. Di contro non rischiamo di alimentare gli incubi con minacce al momento dell’addormentamento “Se non dormi chiamo il lupo…” o “Se non dormi domani non ti porto ai giardini…”. L’invito alla “Buonanotte” o l’augurio del “Sogni d’oro” sono diritti dei figli che dovrebbero rientrare nei doveri classici dei genitori. Allo stesso modo andare ancora una volta nella camera da letto del proprio figlio che già sta dormendo per accarezzarlo e sussurrargli qualcosa di tenero è un modo per addolcirgli il dormiveglia e molte volte lo aiuterà a rilassarsi ulteriormente e ad avere un sonno tranquillo.

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