L’abbraccio tra psicoanalisi e neuroscienze sembra essere oramai saldo, numerosi articoli e pubblicazioni di prestigiosi autori stanno sostenendo l’un l’altro in un incontro che mi pare assai fecondo, non ultima ne è la conferma il libro “La mente relazionale” di Siegel.

Anche questo piccolo contributo vorrebbe andare in questa direzione. Perché se mi dicono “salvia” la prima cosa che penso è “fritto misto”? e la seconda è “agnolotti al burro e salvia”? Allo stesso modo ognuno di voi di fronte a questa parola assocerà qualcosa di “suo”.

L’ipotesi dalla quale parte questo breve intervento è che per associare qualcosa ad una parola, il mio cervello deve fare una ricerca. Il cui risultato immediato sono una due o tre immagini o ricordi o fantasie, quelle che in psicoanalisi si chiamano “libere associazioni”. La domanda da cui parto è: perché proprio quei ricordi e non altri?

Se mi concentrassi di fronte alla parola “salvia” potrei arrivare ad avere ulteriori associazioni: la tisana salvia e limone che mi fa mia moglie per digerire, la salvia del mio dentifricio preferito ecc etc. Potrei domandarmi come mai ho scelto proprio “salvia” da usare come esempio e a questa nuova ricerca mi verrebbero in mente alcune prime possibili risposte e via così di ricerca in ricerca. Pare di navigare in Internet!

L’idea che il nostro cervello funzioni un po’ come il Web e le connessioni neurologiche assomiglino ai link può aiutarmi a chiarire l’ipotesi che il risultato della mia ricerca dipende dalla qualità dei link che sono collegati nel mio cervello alla parola “salvia”.

Per provare a spiegare meglio la mia idea bisogna partire da Google: il risultato di una ricerca su questo motore è così utile ed utilizzato nel mondo perchè essa cerca quella pagina nel web in cui è presente la parola che stai cercando e a cui più pagine sono linkate; non dipende cioè da quante volte quella parola è stata scritta all’interno della pagina o quanto è lunga quella pagina, ma da quante altre pagine sono linkate con quella che stai cercando. In altre parole è come dire che il valore di questo scritto non sarà dato dalla sua lunghezza o da quante parole ripeto ma da quanti futuri articoli (o pagine web) citeranno il mio.

Questa è la grande idea di quei due intuitivi e fortunati ragazzi che hanno creato Google: hanno trovato il modo di fare emergere dalla confusione e dal marasma del web la qualità e non la quantità! E’ stata una intuizione eccezionale ed utile ma che è, a parer mio, già presente nel nostro cervello. Se questa ipotesi fosse valida, vorrebbe dire che la mia mente ha molti link o sinapsi neuronali che collegano “salvia” al fritto misto come lo faceva mia nonna.

E questo non è dato né da quante volete ho mangiato la salvia nel fritto misto (peraltro pochissime, perché mia nonna l’ha cucinata solo 3-4 volte a Natale) ma dalla qualità emotiva di quell’esperienza, che ha generato molti link o sinapsi. (Vedi Marcel Proust e i ricordi legati all’assaggio delle madlenette). Nonostante io usi tutti i giorni e più volte al giorno un dentifricio alla salvia questa non compare che al 4° posto della mia libera ricerca mentale.

Queste ipotesi non so se siano avvalorate da risultati “scientifici” come i “neuroni a specchio” hanno recentemente fatto con il concetto psicoanalitico di empatia, ma credo che essa sia avvalorata dall’esperienza che facciamo tutti i giorni sia sul web (che non a caso funziona così bene, esso non è altro che una costruzione umana che rispecchia un nostro modo di pensare) sia nella nostra vita quotidiana.

Psicoanalisi Neuropsicologia e Google
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