Dott. Jacopo Guarino

La violenza è un fenomeno complesso, difficilmente riconducibile ad un unico fattore scatenante. Come mostrato da Zimbardo, l’essere umano tende a ragionare in maniera dicotomica quando si approccia ad essa, relegando gli individui che la compiono nell’ambito del mostruoso, del folle e del non-umano, ovvero nell’ambito del “male”, e ponendo se stesso sul polo opposto, quello del “bene”.

Questo avviene anche nel tentativo di allontanare dalla propria coscienza l’idea angosciosa che chiunque, compresa la propria persona, in determinate circostanze, potrebbe trovarsi a perpetrare atti efferati che non avrebbe mai immaginato poter compiere. 

Per quanto la violenza sia una caratteristica associabile alla malattia mentale, soprattutto ad alcuni tipi di personalità (ad es. psicopatiche o sadiche), essa trascende l’ambito puramente psicopatologico, declinandosi come un fenomeno che interessa la psicologia del “normale” e quindi, in generale, l’essere umano nella sua totalità.

Se con i primi sviluppi della psicoanalisi venne considerata come un qualcosa di intrinseco alla natura umana, da essa inscindibile, in tempi più recenti alcuni autori ipotizzano che lo sviluppo di comportamenti violenti in un dato individuo debba essere imputato a particolari esperienze traumatiche vissute, in special modo, durante la prima infanzia, tali da provocare intollerabili ferite narcisistiche ed una disfunzionalità del comportamento del soggetto.

Tali esperienze vengono probabilmente tramandate all’interno del nucleo familiare da una generazione all’altra, a sua volta inscritto in una più ampia società. 

La cultura che caratterizza una determinata società è identificabile, tra le altre cose, come la sua particolare ideologia. Secondo Žižek, l’ideologia consiste sostanzialmente in una costruzione di fantasia avente la funzione di sostenere la realtà.

In altre parole, essa sarebbe un’illusione che struttura concretamente i nostri rapporti sociali, in grado di tenerci “in suo potere” fintanto che non riusciamo a percepire alcuna opposizione tra essa e la realtà che ci circonda.

Ogni società ha, quindi, un sostrato ideologico che la sostiene e ne permette la continuità poiché, afferma il filosofo, una realtà sociale esiste fintanto che la sua essenza non viene conosciuta da coloro che vi prendono parte.

Immaginando di porre lungo un continuum i diversi tipi di società, da quelle più democratiche a quelle più totalitarie, non risulta quindi difficile credere che, con particolare riferimento a queste ultime, l’ideologia rappresenti, almeno per quanto concerne il XX secolo, la radice della maggior parte dei crimini violenti commessi dall’uomo. 

Al di là delle speculazioni teoriche, il discorso sulla violenza ha un valore molto concreto, soprattutto se lo si affianca a quello relativo alla formazione dell’identità. È infatti noto come, soprattutto nell’ultimo decennio, molti giovani si siano avvicinati a realtà estremiste di diversa natura. Secondo Sardarnia e Safizadeh (2017) infatti, nel panorama delle attuali evoluzioni politiche e tecnologiche si assiste sempre di più alla politicizzazione delle identità e all’espansione dei movimenti etnici e religiosi. La costruzione di un’identità viene prima dell’attivismo e della protesta, e i movimenti sociali sono fortemente radicati nelle identità individuali e collettive.

Ciò è possibile, oggi, soprattutto grazie all’ausilio di internet, strumento con un’alta capacità di creare identità sociali che consente a molti gruppi di ripensare, ricostruire e riabilitare la propria identità, nonché di trasformarsi in una forza efficace per il cambiamento pratico dell’identità politica.

Infatti, i social network consentono agli individui di personalizzare, ridefinire e creare una narrazione di se stessi secondo desiderio, al di là della loro vera identità nel mondo fisico. In altre parole, internet, grazie anche alla propaganda ideologica che veicola immagini irrealistiche di realtà alternative ideali, fornisce ai giovani frustrati o fragili la possibilità di creare nuovi “Sé e identità” in un fantomatico “nuovo mondo” legittimando ai loro occhi, per lo meno in alcuni casi, qualsivoglia forma di violenza. 

Per ulteriori approfondimenti potete contattare l’autore per informazioni in merito.  

Violenza: tra individuo e società
5 (100%) 1 vote